SCENE Marco Capuano
COSTUMI Mariella D’Amico
DISEGNO LUCI Luca Barbati
con
Romano Talevi
Gianna Paola Scaffidi
Gabriele Tuccimei
La Trama
Ambizione, brama di potere, follia, magia, paura, amore, passione, sesso e morte e sangue, tanto sangue. Questi temi, che percorrono la tragedia dall’inizio alla fine, vengono collocati in uno spazio atemporale, dove il susseguirsi delle azioni è compreso all’interno di un grande incubo, una sorta di stato di allucinazione, in cui i personaggi nascono, vivono e muoiono, in un tempo sospeso tra la realtà e la finzione, in cui la storia che ci raccontano, ci fa capire che sono pedine di un gioco più potente di loro, ma sono pur sempre vittime delle loro stesse azioni. La vicenda ci può portare alla mente personaggi della letteratura fantastica o romantica, ma la loro “mostruosità” è così vicina alle cronache di cui purtroppo, spesso siamo testimoni, da lasciare perplessi per la loro straordinaria modernità. Trasportata in un’epoca contemporanea, la tragedia assume un aspetto deformante, esaltando le debolezze dei suoi personaggi, facendoci capire quanto il nostro vivere sia niente in confronto alla follia, a volte devastante, di cui l’animo umano può essere preda. Un perverso scherzo del “destino”, provocato e comunque voluto dai protagonisti, che usa come strumento la magia e la superstizione, li porterà a commettere delitti atroci pur di saziare la loro brama di potere, sgretolando così, a poco a poco, quel mondo dorato a cui aspirano.

Il profondo legame d’amore che li unisce è così potente, che, paradossalmente, li annienta, precipitandoli nella corruzione morale, fino al disgregamento psichico e fisico, segnato da una straziante solitudine, che li condurrà alla morte. Personaggi trasgressivi, percorsi da dubbi e contraddizioni. I loro mali danno forma tangibile ai mali del mondo. Un male analizzato nella sua natura, nelle conseguenze che provoca, nelle reazioni che suscita, nei mezzi di cui si avvale, per penetrare nel tessuto umano. Attraverso la loro drammatica poesia, ci costringono a riflettere sul senso stessa della nostra esistenza. “Il bello è brutto, il brutto è bello” – ci dicono le sorelle fatali, parole che sono l’emblema stesso del dramma e della sua lacerante visione della vita.