| PERSONAGGI (in ordine di apparizione) Anne Frank Carolina Levi Otto Frank Pieraldo Ferrante Edith Frank Liliana Randi Margot Frank Giordana Moscati Miep Gies Rosa Sironi Peter Van Daan Andrea Standardi Sig. Kraler Oreste Rotundo Sig.ra Van Daan Antonella Voce Sig. Van Daan Alfredo Colombaioni Sig. Dussel Romano Talevi
Presentazione
È il copione tratto dal diario più famoso, quello di Anneliese Marie Frank, "giornale di bordo di una nave immobile nel centro di Amsterdam, che naufraga lentamente senza saperlo", scrive Natalia Ginzburg, testimonianza di una memoria che non può e non deve, essere cancellata. La regia muove i suoi passi dalla prospettiva in cui gli eventi sono vissuti e narrati dalla giovanissima Anna Frank: quei due anni di clandestinità prima della deportazione nel campo di concentramento sono descritti nelle sue pagine con trepidazione, ma ci accorgiamo subito che la sua vita non si ferma e non si rassegna alla condanna: Anna vive il timido approccio con l'amore, si scopre giorno dopo giorno un pò più adulta, prova i mille aneliti dell'adolescenza senza che restrizioni, leggi razziali, guerre riescano ad impedirlo.

Perché lei è davvero più forte, e lo sarà anche quando della sua forza resteranno a rendere testimonianza soltanto le sue parole scritte su un diario. In pochi metri quadrati di spazio, come sotto una lente d'ingrandimento, si muovono personaggi vivi, avvengono scontri, liti, si vivono malumori e momenti lieti. Gli altri, gli adulti, sono a volte deboli e fragili, spesso divisi fra due soli sentimenti, quello della speranza di salvezza e quello della paura di morire, e la natura umana, messa a dura prova dalle ristrettezze, rivela meschinità e piccolezze.
Ma su nessuno dei personaggi possiamo pronunciare una condanna morale, sono personaggi che vediamo oltre le pagine del diario e riusciamo a sentirci vicini. Chi non conosce il contenuto del Diario resterà sorpreso, aspettandosi di assistere ad un'opera sulla deportazione degli Ebrei nei campi di sterminio: si troverà invece a vivere insieme ai personaggi della commedia una vicenda, a tratti poetica e gaia che narra uno spaccato di vita quotidiana, bellissima e piena di poesia, ancor più struggente poiché ne conosciamo la tragica conclusione.

È uno spettacolo che ci aiuta a non dimenticare quello che è stato uno dei periodi più oscuri della nostra storia recente, che rende testimonianza della ferocia dissennata che spesso sconvolge l'umanità, ma soprattutto ci racconta la forza che ogni essere umano trova in sé, quando sa cogliere nella miseria la bellezza della vita: "Quando guardo il cielo" scrive Anna nel suo diario, "penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenità." Note di regia
Per quanto riguarda il nostro lavoro sul testo, mi è stato immediatamente chiaro che Anna ci offre in maniera insistente il suo punto di vista, ma anche gli altri personaggi hanno un loro autonomia. La loro vita. Mi sono detta, bisogna trovare una Anna straordinaria, ma anche il resto del cast deve essere assolutamente affiatato e omogeneo! Le prove sono durate circa due mesi e per un lungo periodo abbiamo lavorato con le improvvisazioni. Questo metodo di lavoro ha costituito una premessa necessaria alla rappresentazione del testo teatrale. Leggendo il testo teatrale si ha subito la sensazione di una routine giornaliera, di una vita quotidiana vissuta in uno spazio molto, troppo ristretto: in questa quotidianità i personaggi si evolvono e intrecciano una storia che in realtà, a parte nel finale, è povera di avvenimenti esterni eclatanti, ricchissima di mutamenti interni. Ecco forse perché oltre al racconto di come si sono svolti i fatti, su cui peraltro ci siamo ampiamente documentati, la vicenda si svolge soprattutto su un piano umano e interiore. E questo è il filo rosso della vicenda che volevo prima di tutto raccontare. 
Il Tempo della vicenda: era necessario rispettare il dialogo della vicenda con la Storia, quella con la S maiuscola, che si svolge all’esterno: l’Annesso Segreto come un’isola, intorno alla quale si muove e si agita il gran mare della Storia, la Storia è qui concretizzata nelle vicende della città di Amsterdam e nelle notizie portate da fuori Miep e Kraler. E la Radio diventa un vero e proprio personaggio, capace di raccontare il mondo esterno ma anche di commentare, con la musica per esempio, alcuni momenti dello spettacolo, abitando sempre in bilico lo spazio fra la realtà e il mondo così come lo vede Anna Frank. A questo proposito vorrei ricordare la scelta dei costumi di Mariella d’Amico, la scelta fortemente poetica che li connota: tutti i personaggi indossano abiti d’epoca ma rigorosamente grigi, come in un film in bianco e nero. Solo Anna è sempre vestita di rosso, è lei lo sguardo su quel mondo scomparso. Lo Spazio della vicenda di Anna Frank: intorno a lei si distende Amsterdam, rappresentata in scena dal campanile della Westerkerk, il cuore pulsante della citta’. Ho avuto la fortuna di vedere il campanile di questa Chiesa ad Amsterdam, esso si trova a pochissima distanza dalla Casa di Anna Frank. Nel diario questo campanile, questa torre alta e scura, abita spesso i paesaggi immaginari di Anna e di qui è nata l’idea della scenografia. Lo scenografo Michele Modafferi ha ideato un dispositivo scenico, in cui l’esterno (le atmosfere della città di Amsterdam, i bombardamenti, il chiarore del giorno di cui la città si popola ogni mattina, la luce notturna, così silenziosa e carica di terrore..), tutto questo filtra attraverso le finestre all’interno della casa, tramite la luce poeticamente orchestrata da Luca Barbati e al suono che Daniela Bombelli ha ricostruito e reinventato per il nostro spettacolo Ma, soprattutto l’immagine del campanile era dentro la casa stessa, quindi abbiamo pensato di ricostruirla come parte integrante di essa. Così la vediamo materialmente in scena, si distende contemporaneamente fuori e dentro la casa, scandisce le ore di un tempo così amico e così nemico al tempo stesso, e soprattutto ha una ha una voce musicale, cosi’ spesso descritta nel Diario, restituendo il riverbero interiore della vicenda. Visibile dalla finestra della soffitta nella quale Anna si andava a rifugiare quando voleva stare sola con i suoi pensieri, il campanile è anche il luogo in cui i due ragazzi, Anna e Peter, andranno ad arrampicarsi per compiere la loro prima scalata verso la vita. Un cammino che non sarà loro permesso dalla tragica conclusione della vicenda, la vicenda che purtroppo ben conosciamo.
Federica Tatulli

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