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Madame Bovary c'est moi
tratto dal romanzo omonimo di Gustave Flaubert. Stagione 2007-2008
Regia di Giancarlo Fares. Stagione 2007-2008

 dal 14 febbraio al 2 marzo 2008

REGIA Giancarlo Fares


COSTUMI Alessandro Lorenzini


DISEGNO LUCI Luca Barbati


con


Federica Tatulli


La Trama

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Emma Rouault, figlia di un agiato proprietario terriero sposa un mediocre medico di campagna, Charles Bovary, ma aspira a qualcosa di più. Il suo lento deperimento spinge il marito a trasferirsi da Tostes ad un altro villaggio di provincia, Yonville, dove Emma ha una figlia, Berte. Sempre più inquieta e insoddisfatta accetta il corteggiamento di un giovane studente di giurisprudenza, Léon Dupuis, che sembra condividere con lei il gusto per le "cose più belle della vita". Quando egli la lascia per andare a studiare a Parigi, Emma intraprende una relazione con un ricco proprietario terriero, Rodolphe Boulanger.
Abbandonata da lui il giorno prima della fuga architettata insieme, incontra di nuovo il giovane Léon, ma poi anche il rapporto con lui termina drammaticamente.
Sommersa dai debiti che ha contratto sempre più numerosi per riempire il vuoto profondo che la pervade, avviata ad un progressivo degrado fisico e morale sotto gli occhi impotenti ed inconsapevoli del marito, Emma chiede inutilmente aiuto ai suoi ex amanti, e troverà nel suicidio l'unica via d’uscita.

Il romanzo, scritto tra il 1851 al '56, è considerato oggi come un esempio tipico di realismo letterario. Flaubert mira alla verosimiglianza, concentrando l'attenzione sui particolari, sugli ambienti, le atmosfere, sullo sviluppo psicologico dei personaggi. Ma in ambito teatrale il personaggio di Emma giungerà quando tutto è passato: alla stregua dei sei personaggi pirandelliani dovrà stabilire un nuovo hic et nunc con un nuovo spazio, con un tempo “altro”, con nuovi interlocutori.

Ecco che allora il teatro cessa di essere teatro di repertorio e si configura come una forma di vita.

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Note

Madame Bovary, possessiva amante di Flaubert, è l’incarnazione letteraria della mente dell’autore.  Flaubert le attribuì le sue allucinazioni colorate, le vibrazioni nervose, i gesti inconsci, i torpori, le esaltazioni, le aspirazioni. Portava nella mente un lago dove ogni cosa si rifletteva e scintillava: il mormorio cercava di espandersi, la fluidità cercava di uscire dai propri confini. E ribolliva, tumultuava, come migliaia di cascate che trascinavano con sé allucinazioni e vibrazioni. Aveva bisogno di venire inondato. Quando l’inondazione mancava, si trovava annientato, “come se tutte le sorgenti fecondanti fossero rientrate in terra”, e sentiva passare, sopra di sé, “aridità innumerevoli che gli soffiavano in viso, la disperazione”. Ma l’inondazione poteva travolgerlo.

“...scrivendo passavo giornate nell’illusione, completamente, e dal principio alla fine. Nel momento in cui scrivevo ero così travolto, recitavo così forte le mie frasi e sentivo così profondamente quello che provava la mia donnetta, che io stesso ho avuto paura. La testa mi girava. Non essere più se stessi, ma circolare in tutta la creazione...ho passeggiato a cavallo in una foresta, in un pomeriggio d’autunno, sotto le foglie gialle, ed ero il cavallo, le foglie, il vento, le parole che si dicevano e il sole rosso che faceva socchiudere le palpebre annegate d’amore.” Gli altri erano lui, lui era gli altri.

Fin dall’inizio si scorge Emma con la fronte alla finestra. Se la vita le sembra una sola mancanza, una sola vanità e un solo disgusto, essa cerca lontano, là dove nasce e muore il sogno, là dove comincia, per non terminare mai, “l’immensità bluastra” dell’infinito.

Ma i suoi occhi non si accontentano di guardare: vogliono possedere. Vuole i corpi, il lusso, il danaro, il sangue. È divorata e divora e tutto la spinge verso l’autodistruzione.

Tutta l’esistenza di Emma è letteratura: i suoi sogni, i suoi amori, i corteggiamenti...e forse Emma potrebbe essere vera solo se salisse sulla scena.

Nel sogno e nella parola – queste due realtà opposte – il falso corrisponde al falso, come due specchi simmetrici.Questa l’essenza dello spettacolo sapientemente interpretato da Federica Tatulli e diretto da Giancarlo Fares.

“non sono che un personaggio di romanzo, il frutto di un’immaginazione in delirio che mi ha inventato per far credere che non esisto”


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