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La bisbetica domata
di William Shakespeare
Regia di Salvatore Cardone. Stagione 2008-2009

dal GIOVEDI' ALLA DOMENICA, ore 20,45. Ingresso del pubblico: dalle 20.30 alle 20.45. IMPORTANTE: non sarà consentito l'ingresso in sala a spettacolo iniziato!E' consigliabile prenotare  tramite mail info@teatrorangerie.com Il lunedì mattina dalle 11 alle 13 la prenotazione si può effettuare telefonando al numero: 06/30310156

MAESTRO DI TANGO  Ilaria Amaldi

SCENE  Maurizio Moretti e Federica De Marco

COSTUMI  Tiziano Juno

DISEGNO LUCI Luca Barbati

DIRETTORE DI SCENA Diane Rusk

ASSISTENTE ALLA REGIA  Martina Sperotto

con Federica Tatulli e Romano Talevi 

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Trama

Il calderaio ubriaco Sly si addormenta in scena. Un nobile Lord gli fa credere, per una sera, di essere un ricco signore riverito dai suoi servi ed ordina ad una compagnia di attori di rappresentare davanti ai suoi occhi increduli una commedia. Così Sly, il pezzente, nei panni di un nobile si ritroverà a recitare la parte di Petruccio, in una sorta di sogno ad occhi aperti,  che lo troverà alla fine nuovamente povero, ma lo avrà reso un uomo migliore.

Lo spettacolo 

The Taming of the Shrew è uno dei pochi titoli shakespeariani nel quale viene sintetizzata con chiarezza la trama. Il nostro La bisbetica domata non rende giustizia all’originale, fa pensare ad un match più che ad una trasformazione, ad una sconfitta più che a una riuscita. Si perde in esso il senso di un processo positivo di emancipazione, quasi di dirozzamento o di incivilimento, bisb3.JPGqualcosa come L’addomesticamento di un’indemoniata.
Lo scopo di Petruccio è invertire la tendenza in Caterina a contrastare ogni approccio con una verbalità isterica. Con essa Caterina si difende, ma di essa è prigioniera, in uno stallo senza vie di uscita. Le sue parole vanno neutralizzate e Petruccio ne rovescia sistematicamente il senso. Ma soprattutto va sottratta al suo mondo perché in esso Caterina è infelice. È un mondo mercantile, fatto di interessi materiali. Anche le figlie da marito sono merce di scambio. È un mondo ipocrita, in cui si pratica l’inganno sistematico, come mostra il più alto numero di travestimenti mai censiti in una commedia. È un mondo asfittico e meschino, di cui Bianca è la stucchevole campionessa e l’inquieta Caterina è vittima, al punto da reprimere in sé ogni gioia di vivere. A quel mondo Petruccio è organico, questo è certo, solo che in esso egli immette il principio di piacere, o meglio, ad esso restituisce il suo valore: anche la felicità personale deve avere il suo posto in una vita governata dall’obbedienza alle leggi.
Ma la strategia di Petruccio è del tutto imprevedibile, ed tutt’una con la strategia teatrale di Shakespeare. Levata via da una commedia degli inganni, Caterina viene calata dal suo uomo in una farsa delirante. Allo scopo di ricostruire un ordine, egli adotta la strategia della confusione, del sovvertimento folle di ogni regola. Petruccio fa ridere Caterina, la fa godere e divertire.E si arriva al momento in cui lei fa atto di sottomissione davanti all’intera comunità. Un gesto perturbante nella sua semplicità, estremo e senza scampo.
Al punto che da secoli ci si scervella per farsene una ragione. Non è vero, fa finta, è tutta tattica, e le attrici holliwoodiane, a monologo finito, guardano in macchina e fanno l’occhiolino… O peggio, un’interpretazione “politica” della commedia fa di Petruccio un aguzzino maschilista che vessa Caterina, poveretta, fino a annullarne ogni volontà, e così lei dice quelle cose perché costretta o plagiata, ma in realtà non ci crede, l’abbiamo vista tutti all’inizio com’era spiritosa e intelligente…
Un apparente rompicapo, perché in quelle parole c’è prima di tutto una visione della vita del tutto condivisa all’epoca di Shakespeare. Poi si sorvola sulla cosa più importante, la circostanza teatrale di quelle parole che le rende bellissime e struggenti, uno dei passi più alti dell’intero canone: un uomo, nelle vesti di una donna, le recita in una commedia allestita ad uso di un ubriaco, che sappiamo vessato dalla moglie e che vediamo vittima incosciente di uno scherzo crudele, per il quale è trasformato da pover’uomo qual è in gran signore per una notte sola. Niente è reale. Una commedia di travestimenti è essa stessa un travestimento-beffa. E mentre quelle parole evocano un mondo di ricomposta armonia, esse denunciano insieme la loro inconsistenza, sono come perdute in un rimpianto, dicono di un mondo che non c’è più, un mondo che è possibile evocare solo nei sogni di un ubriaco. Salvatore Cardone

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L’Orangerie, Teatro dell’Accademia
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