SCENE Cinzia di Puppo
COSTUMI Mariella D'Amico
DISEGNO LUCI Luca Barbati
MUSICHE Enrica Sciandrone
REGISTA ASSISTENTE Emilia Tafaro
DIRETTORE DI SCENA Diane Rusk
con (in ordine di apparizione):
Alessandro Mancini 
Elisabetta Rizzo
Eleonora Leone
Sonia Cossettini
Marielle Gautier
Paolo Lolicata
Flavio Anzidei
Laura Poveromo
Francesco Rossini
Marta Gandini
Alessandro Musto
Alessandra Verna
La trama
Otto scene, scritte da Schnitzler tra il 1886 al 1891, strettamente annodate intorno alla figura di Anatol, una sorta di allegro e malinconico viveur della Vienna di fine Ottocento, che ama più l’amore che le donne, e pur non ignorando il vuoto che cova nella sua anima, risolve tutta la sua vita in episodi sorridenti.
Ognuna delle otto scene è drammaturgicamente autonoma, brevi atti unici in cui i due personaggi maschili, Anatol e l’amico Max, sono sempre gli stessi, variano invece quelli femminili: una volta sarà Anatol a consumare l’inganno ai danni di una non sempre ingenua fanciulla, altrove sarà quest’ultima a fare di lui il bersaglio della propria vendetta e così via…
Come più tardi in "Girotondo", è l’insieme delle otto situazioni che fa emergere i significati profondi del testo.
Le scene si intitolano: Acquisti di Natale, Cena d'addio, La dolce fanciulla, Episodio, L’avventura della sua vita, Agonia, La domanda al destino, Le nozze di Anatol.
Questa disposizione non corrisponde al periodo di composizione degli episodi, ma è un ordine scelto per l'attuale messinscena.

Lo spettacolo
Se scaviamo nella forma elegante, estremamente divertente e ben confezionata di questi dialoghi schinitzleriani, troviamo un oggetto di indagine assai complesso: l’amore non come realtà umana complessiva e articolata, bensì come condizione immediatamente soggettiva.
“Basta un colore a trasformare il mondo intero”, teorizza Anatol, e il critico Paolo Chiarini a buon diritto lo definisce una sorta di impressionista dell’esistenza. Attualizzando la tematica, togliendo velluti e salotti di fine Ottocento, trasportando le vicende di Anatol e del suo doppio Max nel mondo di oggi, vedendo muovere sul palco non uno ma tanti Anatol (il personaggio verrà via via interpretato da più attori), conservando nelle singole scene (e si finirà con l’esaltarlo!) sia il linguaggio scnitzleriano, che la struttura della pièce bien fait, ecco che ad “Anatol” succede qualcosa di assai significativo: il testo rivela la sua forza dirompente e una strabiliante attualità, e le doti di Anatol (la sua debolezza, le sue menzogne, il narcisistico compiacimento di se’, la sua incapacità di assumere responsabilità precise, il suo velleitarismo filosofico etc) si universalizzano. Noi vi ritroviamo un po’ noi stessi. E siccome siamo a teatro, ne ridiamo. Federica Tatulli

COSTUMI Mariella D'Amico
DISEGNO LUCI Luca Barbati
MUSICHE Enrica Sciandrone
REGISTA ASSISTENTE Emilia Tafaro
DIRETTORE DI SCENA Diane Rusk