LO SPETTACOLO SI TERRA' NEL TEATRO di EUTHECA EUTHECA – ACCADEMIA DI TEATRO E CINEMA DELL’UNIONE EUROPEA c/o Cinecittà Campus Via Quinto Publicio 90 00173 Roma
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SCENE Marco Capuano COSTUMI Mariella D’Amico DISEGNO LUCI Luca Barbati
con Romano Talevi
Trama Riccardo, duca di Gloucester e fratello del re Edoardo IV, vuole ottenere la corona inglese, ma non ne è il diretto successore, così dovrà agire in altro modo. Riccardo odia suo fratello Clarence e riesce ad allontanarlo dalle simpatie del re Edoardo IV: il re lo fa rinchiudere nella torre di Londra, dove presto Riccardo manda dei sicari ad eliminarlo. Proseguendo la sua inarrestabile ascesa al potere Riccardo sposa Lady Anna, vedova di Edoardo principe di Galles, figlio di Enrico VI, e ottiene un legame più forte con la linea di successione. Re Edoardo IV muore e il suo giovane figlio Edoardo deve andare a Londra per essere incoronato, ma Riccardo, che è suo protettore, suggerisce di aspettare, avendo l'intenzione di ucciderlo. Infatti Riccardo riesce a farlo imprigionare con il fratello nella Torre di Londra, e fa decapitare Lord Hastings, un suo oppositore politico. Intanto il duca di Buckingham aiuta Riccardo ad ottenere la corona. Finalmente Riccardo è re Riccardo III e fa uccidere i due principi nella Torre, assassinando anche Lady Anna in segreto, per arrivare ad Elisabetta, figlia del re morto Edoardo IV. Inoltre non dà a Buckingham quello che gli ha promesso in cambio del suo aiuto, così Buckingham decide di allearsi con Enrico, conte di Richmond, che ha deciso di opporsi a Riccardo. Richmond invade l'Inghilterra, aiutato dal popolo che odia il nuovo tiranno. Richmond e Riccardo giungono a un duello, in cui Riccardo viene ucciso. Richmond diventa re con il nome di Enrico VII e, sposando Elisabetta, riconcilia le famiglie degli York e dei Lancaster. Lo spettacolo
Ironico, triste, arguto, sottile, dallo spirito beffardo; gobbo, zoppo, deforme "sproporzionato in ogni parte quale un kaos". Cosi si presenta Riccardo di Gloucester al pubblico svelando i suoi piani, orgoglioso dei suoi delitti. Bramoso di potere elimina tutti coloro che possono costituire un ostacolo alla conquista della Corona d'Inghilterra. La sua deformità non è motivo di sofferena, ma viene "giocata" con fredda ironia. Lo spettacolo, nato come studio sul Riccardo III di William Shakespeare e ora alla sua sesta edizione, grazie alla sua sorprendente modernità, ci consente di "giocare", appuntoi, scegliere e utilizzare, diverse forme di espressione teatrale, inserendole in un contesto classico prevalentemente di parola. E' stato quindi facile inserire la tragedia in una narrazione ambientata alla fine di una ipotetica guerra civile del XX secolo, affrontando un tema, mai come oggi, cosi attuale: quello della violenza e di soprusi verso i popoli che subiscono la tirannia di pochi. L'ascesa alla dittatura di Riccardo, descritto con la sua inequivcabile abilità di drammaturgo e la sua e la sua profonda conoscenza dell'animo umano, ritaglia con estrema chiarezza un personaggio che ricorda figure analoghe e tristemente note della storia moderna e non solo, riportando alla mente la voce delle tirannie di tutte le epoche. A rappresentare la follia omicida che spinge uomini assetati di potere a compiere azioni deprecabili come lo sterminio di una intera razza, è un trono vuoto, sul quale poggia una corona d'oro, avvolto in un mantello rosso sangue che inonda la scena come un percorso suggerito dall'istinto animale che spinge ad uccidere, sopraffare e opprimere, pur di ottenere il comando assoluto di una intera nazione. Ma è proprio la vacuità assoluta rappresentata da un trono vuoto che svela la parte nascosta di Riccardo, il suo lato "umano" con tutte le sue debolezze. Lo desidera, vuole sederci sopra, come un bambino ostinato che chiede un giocattolo a tutti i costi. E' la bramosi, forse dovuta alla sua deformità, che il personaggio usa come un'arma di pietà agli occhi della gente, che spinge Riccardo a commettere e ordinare i più efferati delitti, quasi una vendetta contro Dio e gli uomini, a dimostrare che la suacapacità intellettiva supera la capacità fisica e la violenza, che pure è il suo mezzo. Per raggiungere il suo scopo usa lo spazio scenico come una stanza dei bottoni, in cui Riccardo muove le fila della trama, dove tesse la sua ragnatela di intrighi, allungando fili invisibili, come un burattinaio pazzo, in cui rimangono invischiate le sue vittime, raccontando la sua lucida follia omicida, òa sua morte, la sua condanna, rimanendo intrappolato nella tela di ragno da lui stesso creata. I personaggi e le vicende della trama scaturiscono come proiezione dedlla sua anima contorta e malvagia, come uscissero e vivessero su un piano più basso e profondo. Personaggio contraddittorio, Riccardo prova sensi di colpa che lo portano inconsciamente alla distruzione della sua stessa tirannia. Monito e speranza a fermare tutte le forme di violenza che privano l'umanità dei propri diritti e della propria libertà di pensiero a rappresentare l'assurda follia omicida delle tirannie di tutte le epoche. Romano Talevi 
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