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L’Isola degli schiavi
di Pierre Carlet de Marivaux
Regia di Federica Tatulli. Stagione 2006-2007


Stagione teatrale 2006-2007

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REGIA   Federica Tatulli

SCENE  Tiziana Scialò

COSTUMI  Mariella D'Amico

DISEGNO LUCI  Luca Barbati

AIUTO REGIA Diane Rusk

con

Federica Tatulli
Romano Talevi
Pieraldo Ferrante 
Gabriele Tuccimei
Marzia Dal Fabbro

La Trama

Una tempesta scaraventa Ificrate e Arlecchino su un’isola sconosciuta. Disperati per quello che considerano già un destino di morte, i due scoprono di essere approdati nell’Isola degli Schiavi, un’isola in cui vivono da cento anni schiavi ribelli che hanno l’usanza di uccidere o ridurre in schiavitù tutti i padroni che incontrano. Arlecchino non vuole più subire i maltrattamenti del suo padrone e nel momento in cui i due stanno per affrontarsi violentemente giunge Trivellino, cui è dato il compito di accogliere i naufraghi e di far rispettare le leggi in vigore sull’isola. Con lui ci sono anche due donne, Madame e la sua servetta Colombina, anch’esse vittime del naufragio. Trivellino frena la contesa e spiega ai quattro nuovi ospiti le leggi in vigore sull’isola: i servi dovranno scambiare il loro posto con quello dei padroni e saranno liberi di vendicarsi dei torti subiti, i padroni sperimenteranno quali mali si patiscono in schiavitù. Al cospetto di Trivellino, Colombina ed Arlecchino espongono il ritratto dei loro padroni, mostrando tutta la follia e irragionevolezza del loro comportamento. A loro volta, Madame e Ificrate, che orgogliosamente non vorrebbero ammettere i loro torti, sono invece costretti ad ascoltare e a sottoscrivere le accuse fatte dai propri servi. Non appena servi e padroni hanno scambiato abiti e ruoli, Trivellino avvia l’esperimento e si allontana. Una serie di vendette incrociate si mette subito in atto e si spinge assai avanti, fino al limite. A salvare da una catastrofe i quattro intervengono ragione e buon senso: servi e padroni riprendono di propria iniziativa il proprio ruolo con una nuova consapevolezza e l’ordine sovvertito si ristabilisce di necessità. Tutti possono tornare alle loro vite, consapevoli di aver mosso i primi passi del loro “cammino di umanità”.


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Lo spettacolo

L’opera, resa molto nota da una celebre edizione di Strehler, venne rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1725.Lo spettacolo si avvale della seconda stesura redatta dall’autore nel 1749. Una stesura inedita che appartiene ad una fase più matura dell’evoluzione artistica di Marivaux e presenta un taglio filosofico e poetico sensibilmente diverso da quello che ha il testo redatto nel 1725.

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Lo spettacolo vede in scena schiavi e padroni in ruoli rovesciati, ai nostri occhi moderni in un apparente conflitto di classe, in realtà alle prese con se stessi. Abilmente trasfigurato in una sorta di sogno, di divertimento fantastico, esso si ispira alle tematiche del Secolo della Ragione, ed ha un impianto teorico rigoroso che, tramite una riflessione approfondita sulla natura umana, lascia intravedere ai quattro emblematici protagonisti la possibilità di raggiungere una realtà umana più ricca e più giusta. Visione fiduciosa, propositiva, immagine di un sogno fatto in presenza della ragione per il raggiungimento di una meta finale che è la vera felicità.


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L’Orangerie, Teatro dell’Accademia
Via Alessandro Volta, 41a - 00127 Roma Testaccio (Rm)
Tel. / Fax 06/853709211
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